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Come creare un personaggio che supera un piccolo imprevisto

📅 7 Novembre 2026✍️ di Redazione⏱️ 4 min di lettura

Per creare un personaggio che supera un piccolo imprevisto, parti da un desiderio semplice, aggiungi un ostacolo alla sua portata e mostra una scelta che cambia la situazione. Non serve che il personaggio riesca subito: un tentativo fallito può rendere più interessante la storia, purché il lettore capisca che cosa prova e che cosa decide di fare dopo.

Dai al personaggio un obiettivo visibile

Invita il bambino a scegliere un protagonista facile da riconoscere: una bambina con uno zaino enorme, un gatto con un fiocco storto o un piccolo robot che porta sempre un annaffiatoio. Basta un tratto distintivo; una lunga descrizione rischia di occupare lo spazio della storia. Poi chiedi: «Che cosa vuole fare oggi?». Un obiettivo concreto, come consegnare un disegno a un amico o arrivare al tavolo del laboratorio, è più semplice da raccontare e da disegnare di un desiderio astratto come «essere felice».

Aggiungi un dettaglio del carattere che possa influire sulle sue azioni. Se è curioso, potrebbe fermarsi a osservare meglio il problema; se è impaziente, potrebbe provare la prima soluzione che gli viene in mente. Il carattere non va spiegato tutto all’inizio: emerge da quello che il personaggio fa. Per aiutare i più piccoli, si può completare una frase: «Vuole _____, ma quando succede qualcosa di inatteso tende a _____».

Scegli un imprevisto piccolo, ma capace di cambiare il piano

L’ostacolo deve interrompere l’azione senza trasformare la storia in un’emergenza. Il nastro per appendere un disegno finisce, una folata di vento sposta un foglio oppure la scatola scelta è troppo piccola per l’oggetto da trasportare. Sono situazioni che permettono al protagonista di osservare, chiedere aiuto o trovare un’alternativa. Un imprevisto funziona se è chiaro perché crea un problema proprio per quell’obiettivo: una scatola troppo piccola conta soltanto se il personaggio deve metterci dentro qualcosa.

Per scegliere, proponi al bambino due domande: «Che cosa doveva succedere?» e «Che cosa succede invece?». Le risposte dovrebbero poter essere disegnate in due immagini diverse. Se l’imprevisto è difficile da mostrare o richiede molte spiegazioni, conviene renderlo più concreto. Evita anche di risolverlo con una coincidenza improvvisa, come un oggetto perfetto che compare senza motivo: il momento più interessante è vedere il personaggio partecipare alla soluzione.

Fai vedere tentativo, scelta e cambiamento

Un esercizio pratico consiste nel dividere un foglio in quattro riquadri. Nel primo il protagonista mostra ciò che vuole fare; nel secondo compare l’imprevisto; nel terzo prova una soluzione; nel quarto si vede che cosa è cambiato. Per esempio, un piccolo robot vuole portare una piantina sul davanzale, ma il suo annaffiatoio occupa entrambe le mani. Prova a tenere tutto insieme e rischia di far cadere la piantina. Allora posa l’annaffiatoio, porta prima la piantina e torna a prenderlo. La soluzione nasce dal suo tentativo, non da un intervento casuale.

«Superare» non significa necessariamente ottenere esattamente il risultato immaginato all’inizio. Il personaggio può cambiare piano, accettare l’aiuto di qualcuno o scoprire un modo diverso di raggiungere lo scopo. Anche un finale imperfetto è soddisfacente se mostra un piccolo progresso: il disegno non è appeso dove previsto, ma trova posto su un’altra parete. Chiedere «Che cosa ha capito il protagonista?» aiuta a verificare che l’ultima scena racconti una conseguenza, non soltanto la fine delle difficoltà.

Controlla che la storia si capisca senza spiegarla a voce

Quando i riquadri sono pronti, chiedi al bambino di mostrarli a qualcuno senza anticipare la trama. Chi legge dovrebbe riconoscere il protagonista, capire che cosa voleva e individuare il momento in cui il piano si interrompe. Se deve chiedere «Perché fa questo?», può bastare aggiungere un oggetto nella scena precedente o rendere più evidente l’espressione del personaggio. È una verifica della leggibilità, non una gara a fare il disegno più bello.

Le parole possono aiutare, ma non devono ripetere tutto ciò che è già visibile. Un breve fumetto come «Non ci sta!» chiarisce la scoperta della scatola troppo piccola; un’espressione sorpresa può fare il resto. Con bambini che non scrivono ancora con sicurezza, l’adulto può trascrivere le loro battute senza modificarne l’idea. Infine, osservate se il protagonista mantiene i suoi tratti riconoscibili da un riquadro all’altro e se l’ultima immagine mostra la soluzione: così anche una storia molto breve diventa facile da seguire.

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