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Gioco del fumetto senza lettere: comunicare solo con immagini

📅 6 Novembre 2026✍️ di Redazione⏱️ 3 min di lettura

Nel gioco del fumetto senza lettere i bambini raccontano una breve storia usando soltanto immagini: niente dialoghi scritti, didascalie o suoni trascritti. Per iniziare bastano un foglio diviso in poche vignette e un’azione facile da seguire, come cercare un oggetto smarrito. La condizione decisiva è che un’altra persona riesca a capire che cosa accade guardando i disegni nell’ordine previsto, senza spiegazioni dell’autore.

Preparare una storia che si possa disegnare

Si può proporre un foglio con quattro riquadri e una consegna concreta: mostrare un personaggio che vuole qualcosa, incontra un piccolo ostacolo e trova una soluzione. Per esempio, una bambina vede un aquilone impigliato in un ramo, prova a raggiungerlo, nota una panchina e riesce a recuperarlo. Non serve disegnare bene: figure essenziali, oggetti riconoscibili e cambiamenti visibili da una vignetta alla successiva sono più utili dei dettagli decorativi.

Prima di prendere la matita, ciascun bambino può raccontare a voce la propria idea in una frase. Questo passaggio aiuta a scegliere un episodio abbastanza breve, ma non diventa parte del fumetto: chi leggerà il foglio non dovrà conoscere quella frase. Se la storia richiede di spiegare che un personaggio è «geloso» o che sono passati molti anni, conviene trasformarla in un’azione osservabile oppure semplificarla.

Le regole del gioco e le possibili varianti

La regola di base è non inserire lettere o numeri nelle vignette. Si possono invece usare espressioni del viso, gesti, linee di movimento e dettagli dell’ambiente. Anche una nuvoletta vuota può funzionare se serve a mostrare che qualcuno prova a parlare, ma non deve diventare un espediente che costringe il lettore a indovinare parole indispensabili alla trama.

Per giocare in gruppo, un bambino può disegnare la prima vignetta, piegare il foglio lasciando visibile solo l’ultima immagine realizzata e passarlo al compagno. Ognuno aggiunge una scena coerente con ciò che vede. Alla fine si apre il foglio e si osserva come la storia è cambiata. È una variante più imprevedibile del lavoro individuale: qui l’obiettivo non è ottenere un racconto perfetto, ma trovare un modo per proseguire una situazione senza ricorrere al testo.

Con bambini che preferiscono non disegnare subito, le vignette possono essere composte con forme ritagliate o personaggi molto semplici, come cerchi con occhi e braccia. Un’altra variante consiste nel dare a tutti lo stesso inizio — per esempio una porta che si apre — e confrontare i diversi sviluppi. È meglio scegliere spunti originali e quotidiani, senza copiare personaggi o tavole di fumetti esistenti.

Come capire se le immagini comunicano davvero

Quando il fumetto è pronto, lo si consegna a un lettore che non ha ascoltato l’idea iniziale. Gli si chiede di raccontare che cosa vede, vignetta per vignetta, senza interromperlo per correggerlo. Se riconosce il personaggio ma non capisce perché un oggetto sia cambiato di posto, il problema potrebbe essere un passaggio mancante. Se interpreta le vignette nell’ordine sbagliato, può servire una disposizione più chiara dei riquadri.

La revisione diventa così una parte del gioco. Si può aggiungere una vignetta di raccordo, rendere più evidente un gesto o mantenere uguale l’aspetto di un personaggio lungo tutta la pagina. Non occorre eliminare ogni interpretazione diversa: una sorpresa o un finale aperto possono essere voluti. L’importante è distinguere ciò che il lettore può immaginare liberamente da ciò che deve capire per seguire l’azione.

Per i bambini più piccoli, l’adulto può aiutare ponendo domande concrete — «Che cosa sta guardando?», «Dove va dopo?» — senza disegnare la soluzione al loro posto. Il risultato non si valuta in base alla bellezza delle immagini, ma alla capacità di scegliere indizi visivi, metterli in sequenza e modificarli dopo aver ascoltato un lettore.

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