Home › Giochi Creativi › Gioco delle espressioni: riconoscere emozioni nei volti disegnati
Giochi Creativi

Gioco delle espressioni: riconoscere emozioni nei volti disegnati

📅 29 Ottobre 2026✍️ di Redazione⏱️ 3 min di lettura

Per fare il gioco delle espressioni bastano carta e matite: un giocatore disegna un volto, gli altri osservano occhi, sopracciglia e bocca e provano a dire quale emozione potrebbe mostrare. La regola più importante è lasciare spazio a più interpretazioni: un viso disegnato offre indizi, ma non racconta da solo tutto ciò che prova il personaggio.

Preparare le carte con i volti

Ritagliate alcuni foglietti della stessa dimensione oppure usate un quaderno. Su ogni foglietto disegnate un viso semplice, con pochi segni ben visibili. Per iniziare scegliete espressioni diverse, come gioia, tristezza, sorpresa e rabbia. Non serve saper disegnare bene: proprio perché i tratti sono essenziali, i partecipanti dovranno guardarli con attenzione.

Per rendere più facile il primo turno, un adulto può disegnare i volti senza mostrarli e mescolare le carte. Se invece tutti vogliono partecipare alla creazione, ciascuno prepara due o tre facce. Evitate di scrivere il nome dell’emozione sul davanti: potete annotarlo sul retro come idea di chi ha disegnato, senza considerarlo l’unica risposta possibile.

Come si gioca, un volto alla volta

Scoprite una carta e date a tutti qualche momento per osservarla. A turno, ogni giocatore dice quale emozione gli viene in mente e indica un dettaglio del disegno: «Mi sembra sorpreso perché ha gli occhi spalancati» è più utile di una risposta data a caso. Chi ha disegnato può poi raccontare che cosa voleva rappresentare.

Non occorre assegnare punti per le risposte “giuste”. Se qualcuno vede paura dove il disegnatore pensava alla sorpresa, confrontate i segni che hanno suggerito le due idee. Il divertimento sta nel notare come un piccolo cambiamento possa modificare l’impressione generale. Un turno può finire quando tutti hanno parlato; poi si gira un’altra carta e cambia la persona che inizia.

Cambiare un tratto e inventare una storia

Dopo i primi giri, scegliete una faccia e ridisegnatela cambiando un solo elemento: la posizione delle sopracciglia, la forma della bocca o l’apertura degli occhi. Mettete i due disegni vicini e chiedete: «Che cosa sembra diverso?». È un modo concreto per osservare le espressioni senza trasformare l’attività in un test.

Potete aggiungere una breve situazione: «Questo personaggio ha appena aperto una scatola. Che cosa potrebbe aver trovato?». Ogni partecipante propone una possibilità coerente con il volto, poi può disegnare la vignetta successiva. Lo stesso viso può entrare in storie differenti: chi sorride potrebbe aver ricevuto una bella notizia, ma potrebbe anche cercare di rassicurare un amico.

Con bambini più piccoli, limitate le carte e usate parole familiari, accettando descrizioni come «sembra contento» o «ha la faccia arrabbiata». Con chi ama disegnare, aggiungete due volti simili e cercate le differenze. Se una parola suscita dubbi, chiedete che cosa potrebbe essere successo al personaggio invece di correggere subito: la conversazione resta legata al gioco e diventa più facile trovare insieme un termine adatto.

Quando il disegno non basta per capire

Una bocca rivolta verso il basso può suggerire tristezza, ma anche stanchezza o concentrazione; un sorriso non significa sempre che vada tutto bene. Nel gioco conviene quindi usare formule come «potrebbe sentirsi…» anziché «è sicuramente…». Aiuta i giovani giocatori a distinguere ciò che vedono da ciò che immaginano.

Se il confronto passa dai personaggi alle emozioni di una persona reale, non provate a indovinarle dal suo viso. Si può chiedere con gentilezza come sta, rispettando anche chi non vuole raccontarlo. Le carte servono a osservare, disegnare e inventare insieme, non a stabilire con certezza che cosa prova qualcuno.

Redazione

Redazione del sito.

Torna in alto