Inventare un amico immaginario per un personaggio

Per inventare un amico immaginario per un personaggio, parti da ciò di cui il protagonista ha bisogno in una storia: qualcuno con cui confidarsi, giocare o affrontare una difficoltà. Poi dai all’amico un desiderio e un modo di comportarsi propri. Se serve soltanto ad aiutare il protagonista, rischia di essere poco interessante; se ogni tanto propone idee diverse, può far nascere nuove avventure.
Partire dal protagonista, non dall’aspetto dell’amico
Invita il bambino a scegliere un personaggio inventato da lui e a descriverlo con tre dettagli concreti: cosa gli piace fare, cosa evita e quale piccolo problema incontra oggi. Per esempio, una giovane esploratrice ama disegnare mappe, teme di perdersi e deve attraversare un giardino che non conosce. Non occorre costruire tutta la sua biografia: basta una situazione da cui cominciare a giocare.
Chiedi quindi: «Che tipo di compagnia vorrebbe in questo momento?». Potrebbe desiderare qualcuno che la faccia ridere, ma incontrare un amico immaginario molto prudente, che vuole controllare ogni sentiero. La differenza tra ciò che il protagonista desidera e ciò che l’amico è davvero offre materiale per dialoghi e scelte. Evita invece di decidere subito che l’amico debba risolvere il problema al posto suo.
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Dare all’amico tre tratti che si possano usare in una scena
Un nome e una forma sono un buon inizio, ma per giocare serve capire che cosa fa l’amico. Proponi tre domande: «Che cosa nota prima degli altri?», «Che cosa vuole ottenere?» e «Quale abitudine gli crea qualche impiccio?». Un amico grande quanto una matita, per esempio, potrebbe riconoscere i rumori degli insetti, voler collezionare parole buffe e interrompersi ogni volta che sente una rima. Sono dettagli facili da ricordare e da trasformare in azioni.
Stabilite anche una regola semplice sulla sua presenza. Solo il protagonista può vederlo? Può spostare gli oggetti oppure può soltanto parlare? Si presenta sempre o arriva in circostanze particolari? Non c’è una risposta corretta: la regola serve a rendere comprensibile la storia. Se l’amico non può toccare nulla, per esempio, dovrà spiegare un’idea al protagonista invece di eseguirla da solo.
Per mettere alla prova l’invenzione, proponi una breve scena: il protagonista ha perso qualcosa che gli serve, mentre l’amico vorrebbe fermarsi a osservare un dettaglio curioso. Ognuno dice una battuta e compie un’azione; poi il bambino decide che cosa accade. Se l’amico non cambia nulla nella scena, si può modificare uno dei suoi tratti. Se invece risolve tutto senza lasciare scelta al protagonista, conviene dargli un limite o un’opinione diversa.
Trasformare l’idea in un gioco adatto al bambino
Per chi preferisce disegnare, dividi un foglio in due riquadri: nel primo il protagonista incontra l’amico, nel secondo i due devono prendere una decisione. Bastano pochi tratti e un fumetto per ciascuno; conta che si capisca chi parla e perché. Chi ama raccontare a voce può usare due oggetti come segnaposto e improvvisare lo stesso incontro. Un adulto può trascrivere le frasi del bambino senza correggere ogni passaggio durante il gioco.
Prima di aggiungere altri personaggi o colpi di scena, fate una piccola verifica di leggibilità: chi ascolta capisce che l’amico è immaginario? Sa che cosa vuole ciascuno dei due? Riesce a seguire la regola scelta sulla sua presenza? Se una risposta è no, spesso basta aggiungere una battuta o mostrare un’azione, senza spiegare tutto dall’inizio. I più piccoli possono concentrarsi su un incontro e una scelta; chi ha voglia di continuare può immaginare come cambia il rapporto dopo quella scelta.
Per mantenere il gioco originale, è utile partire da oggetti, luoghi e caratteri inventati dal bambino, anziché riprendere un compagno già presente in un fumetto o in un cartone. Si può ammirare il modo in cui una storia fa dialogare due amici, ma creare battute, disegni e situazioni nuove: così l’amico immaginario appartiene davvero al personaggio che si sta inventando.





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