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Reinventare personaggi classici in casa: il passaggio che nessuno considera

📅 13 Agosto 2026✍️ di Francesca Rabitti⏱️ 5 min di lettura

Ricordo ancora il pomeriggio in cui mia nipote Emma mi ha chiesto se Cenerentola potesse avere una scopa magica invece della bacchetta. Aveva appena finito di disegnare la principessa con gli stivali da astronauta, e mi guardava con quella curiosità tipica di chi sa di stare per rompere una regola. Non ha rotto nulla, naturalmente. Ha semplicemente scoperto una libertà che gli adulti spesso dimenticano: i personaggi classici non sono statue in un museo, ma creature vive che possono respirare dentro le storie che creiamo in casa.

Questo passaggio – il momento in cui un bambino smette di considerare i personaggi come entità fisse e comincia a modificarli, adattarli, trasformarli – è uno dei più importanti nella crescita creativa. Eppure è straordinariamente sottovalutato. Genitori e educatori spesso preoccupati di “insegnare correttamente” la storia originale, perdono di vista il tesoro pedagogico che si nasconde dietro la reinvenzione.

Quando la rigidità diventa una prigione

Ho osservato questo fenomeno centinaia di volte nei miei laboratori di fumetto creativo. Arrivano bambini di sei, sette, otto anni pieni di idee folli: Biancaneve che combatte coi draghi, il Principe Azzurro che paura dell’altezza, la Bella Addormentata che non si addormenta mai perché beve caffè. Le loro proposte traboccano di fantasia, ma spesso si fermano di colpo. “No, aspetta, non si può fare così perché nella vera storia…” dicono, come se stessero per commettere un sacrilegio.

Questo atteggiamento non nasce dal nulla. Proviene da un’idea diffusa che i classici siano intoccabili, che la loro bellezza risieda nella fedeltà alla trama originale. Ma se pensiamo a come questi personaggi sono nati – attraverso secoli di riadattamenti, variazioni, reinterpretazioni orali e scritte – dovremmo riconoscere che la reinvenzione è nel loro DNA. Patrimonio culturale immateriale non significa conservazione statica, significa vita continua.

Lo spazio della trasformazione creativa

In casa, lo spazio dove accade la magia più vera non è quello dove si legge il libro illustrato tradizionale, ma quello dove si permette al bambino di dire: “E se invece…?” È lì che comincia il lavoro vero dell’immaginazione. Non si tratta di vandalizzare i classici, ma di farli vivere diversamente, di metterli in conversazione con il presente, con le paure e i sogni specifici del bambino.

Un’attività che ho sperimentato ripetutamente con i miei nipoti e nei laboratori è quella che chiamo “il cambio di stage”. Prendi un personaggio classico – Pinocchio, ad esempio – e decidi che oggi vive in una città moderna, che ha un telefono, che sua madre è una scrittrice. Cosa cambierebbe nella sua storia? Avrebbe ancora paura di mentire? Come mentirebbero i bambini nel 2024? Questo esercizio non distrugge il personaggio originale; lo arricchisce, lo illumina da nuovi angoli.

Quando mio nipote Marco ha reinventato il Lupo Cattivo come un libraio solitario che spaventava le persone solo perché era introverso, ha fatto un’opera di reinterpretazione profonda. Ha mantenuto l’essenza del conflitto, ma ha aggiunto strati di comprensione che la storia originale non richiedeva. E questo è quello che i bambini imparano veramente: che i personaggi non sono semplici, che le motivazioni umane sono complesse, che le storie possono essere raccontate in infiniti modi.

Il coraggio di scardinare le aspettative

Quello che nessuno considera – e che dovrebbe essere il cuore della conversazione con i nostri figli – è il coraggio che serve a un bambino per osare di modificare qualcosa che gli è stato presentato come “già fatto, già finito, già perfetto”. Viviamo in un’epoca dove ai bambini viene insegnato costantemente a stare dentro le righe, a seguire le istruzioni, a non far domande quando l’adulto ha già risposto.

Reinventare un personaggio classico è un atto di sovversione costruttiva. È dire al sistema: “Io non accetto questa versione passivamente, voglio dialogarci, voglio aggiungere qualcosa di mio.” Questo atteggiamento – fondamentale per la creatività, per l’innovazione, per il pensiero critico – non emerge da lezioni teoriche. Emerge da pomeriggi dove si disegna Cenerentola che non vuole ballare al ballo, dove si inventa una Bella Addormentata che scrive poesia nel sonno, dove si crea una Principessa che preferisce il calcio alla corona.

Ho notato che i bambini che giocano reinventando personaggi classici sviluppano un rapporto completamente diverso con la lettura. Non leggono per scoprire “la risposta giusta”, ma per raccogliere elementi, ispirazioni, punti di partenza. Il classico diventa uno strumento nelle loro mani, non un monolito davanti a loro.

La chiave che trasforma il gioco

Il passaggio che cambia tutto è quando un adulto – genitore, educatore, nonno – smette di correggere e comincia a domandare. Invece di dire “No, nella fiaba vera è diverso,” si dice: “Interessante, e allora come finisce la storia con questa versione?” Questa domanda apparentemente semplice apre un universo.

Nei miei laboratori, ho visto bambini trasformati dal semplice gesto di prendere sul serio le loro reinvenzioni. Quando ho chiesto a Sofia di disegnare una versione completa del suo Cappuccetto Rosso che era un’esperta di tecnologia e non credeva a nessuno, quella bambina che aveva due mesi prima faticava a completare il disegno assegnato ha prodotto una storia articolata, coerente, ricca di colpi di scena. Aveva capito che la sua idea aveva valore.

Le strategie per reinventare personaggi durante il gioco funzionano perché mettono il bambino in una posizione di autorità creativa, non di consumatore passivo. Improvvisamente non sta seguendo istruzioni, sta creando regole. Non sta ricevendo una storia, la sta costruendo.

Quando ritorno a quella domanda di Emma – “Può Cenerentola avere una scopa magica?” – non vedo più una semplice confusione tra fiabe. Vedo il momento in cui ha iniziato a comprendere che le storie appartengono a chi le racconta, che i personaggi possono respirare in modi diversi, che la fantasia non è un territorio vietato ai bambini, ma il luogo dove loro sono sempre stati i veri signori.

E forse questo è il passaggio che conta davvero: non reinventare i personaggi nel senso di cambiarli, ma nel senso di permettere a chi gioca di diventare co-autore, di riconoscere che dentro ogni bambino vive uno scrittore, un fumettista, un creatore di mondi che aspetta solo il permesso – e lo spazio – per emergere.

Francesca Rabitti

Francesca Rabitti è zia di cinque nipoti, per cui inventa giochi educativi e disegna storie illustrate da recitare insieme. Ha fatto esperienza come animatrice in circoli ricreativi e guida laboratori di fumetto creativo per bambini dai 6 ai 10 anni.

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