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Gioco degli oggetti parlanti: scegliere voce e carattere

📅 6 Novembre 2026✍️ di Redazione⏱️ 4 min di lettura

Nel gioco degli oggetti parlanti, ogni bambino sceglie un oggetto comune e immagina che possa esprimersi. Per dargli una voce convincente non basta decidere se parla piano o forte: è utile partire da ciò che l’oggetto fa, da quello che potrebbe desiderare e da un piccolo tratto del suo carattere. Una matita consumata, per esempio, potrebbe essere orgogliosa dei disegni che ha aiutato a creare oppure preoccupata di diventare troppo corta. Bastano poche scelte chiare per cominciare a giocare, senza preparare una storia completa.

Partire dall’oggetto e scegliere il suo carattere

Disponete su un tavolo alcuni oggetti familiari e sicuri da maneggiare, come un cucchiaio, un calzino pulito, un quaderno o una molletta. Ciascun partecipante ne sceglie uno, oppure lo riceve a sorpresa. Invitatelo a osservare forma, materiale, segni d’uso e funzione: sono indizi concreti da cui far nascere un personaggio. Una molletta che tiene tutto ben fermo potrebbe essere molto ordinata; un quaderno pieno di pagine bianche potrebbe essere curioso di sapere che cosa gli accadrà.

Per evitare personaggi tutti uguali, proponete tre domande: «Che cosa gli piace?», «Che cosa lo infastidisce?» e «Che cosa vorrebbe ottenere oggi?». Il bambino può rispondere a voce, con un disegno o con poche parole scritte. Non occorre trovare risposte perfettamente logiche: il contrasto tra l’uso reale dell’oggetto e un desiderio immaginario spesso rende il gioco più vivace. Un ombrello che ama la pioggia è prevedibile; un ombrello che sogna una giornata di sole offre già un motivo per dialogare.

Meglio scegliere inizialmente un tratto dominante, come la timidezza, la fretta o la curiosità, invece di accumulare molti aggettivi. Il carattere deve aiutare il bambino a decidere come l’oggetto reagirebbe nelle varie situazioni, non diventare una regola rigida. Se durante il gioco emerge un’idea più interessante, il personaggio può cambiare: magari il calzino apparentemente pauroso si rivela coraggioso quando deve ritrovare il suo compagno.

Trovare una voce riconoscibile senza sforzarla

La voce può nascere dal ritmo e dalle parole, oltre che dal suono. Un oggetto impaziente fa frasi brevi e interrompe spesso; uno riflessivo prende tempo prima di rispondere; uno vanitoso parla volentieri di sé. Chiedete al bambino di provare una frase semplice, come «Dove mi avete messo?», in due modi diversi. Poi lasciategli scegliere quello che riesce a ripetere con facilità. Non serve imitare personaggi conosciuti né produrre accenti o voci stridule: una maniera personale di parlare funziona meglio se resta comoda e comprensibile.

Un aiuto pratico è assegnare all’oggetto un’espressione ricorrente, da usare ogni tanto e non in ogni battuta. Il cucchiaio potrebbe dire «Ci penso io» quando vuole rendersi utile; il quaderno «Aspetta, lo segno» quando sente una novità. Questa piccola abitudine rende il personaggio riconoscibile anche per chi ascolta. Se la voce distrae dalla storia o il bambino si stanca a mantenerla, basta semplificarla: il gioco non è una gara di recitazione.

Mettere alla prova voce e carattere in una scena breve

Quando ogni oggetto ha un carattere e un modo di parlare, proponete una situazione concreta: due oggetti devono dividersi un posto sullo scaffale, oppure uno cerca aiuto perché è finito nella stanza sbagliata. Ogni bambino parla a turno come il proprio oggetto. Chi conduce può fare una domanda alla volta, per esempio «Che cosa vuoi?» o «Perché non sei d’accordo?», lasciando spazio alle risposte inattese. Una scena breve è sufficiente per capire se le scelte iniziali aiutano davvero a inventare dialoghi.

Con bambini che preferiscono osservare prima di parlare, si può iniziare in coppia: uno muove l’oggetto, l’altro gli presta la voce, poi si scambiano i ruoli. In alternativa, il bambino può raccontare ciò che l’oggetto direbbe senza interpretarlo direttamente. Per un gruppo più numeroso, fate entrare pochi oggetti alla volta nella scena, così ciascuno ha il tempo di farsi ascoltare. Non correggete ogni incoerenza: chiedete piuttosto «Questo oggetto che cosa farebbe adesso?» e lasciate che sia il bambino a decidere.

Alla fine della scena, invitate ciascun partecipante a dire quale battuta ha fatto capire meglio il carattere del suo oggetto. Se nessuna gli sembra adatta, può cambiarne la voce o il desiderio e riprovare con una nuova situazione. Conservare un disegno del personaggio o annotare una sua frase permette di riprendere il gioco un altro giorno, senza trasformare l’attività in un compito da finire.

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