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Medaglie di cartone per premiare gesti gentili, non soltanto chi arriva primo

📅 8 Novembre 2026✍️ di Redazione⏱️ 4 min di lettura

Medaglie di cartone per premiare gesti gentili, non soltanto chi arriva primo

Le medaglie di cartone possono premiare un gesto preciso anziché un piazzamento: chi ha aiutato a riordinare, ha invitato qualcuno a giocare o ha incoraggiato un compagno. Perché il riconoscimento abbia significato, conviene decidere insieme ai bambini che cosa celebrare, lasciare che scelgano il nome della medaglia e decorarla con un dettaglio che racconti ciò che è successo. Così il premio non diventa un’altra classifica.

Scegliere gesti osservabili, senza mettere i bambini in gara

Prima di preparare le medaglie, l’adulto può proporre una domanda semplice: «Quale gesto di oggi ci ha fatto stare meglio insieme?». È più facile rispondere pensando a episodi concreti che a qualità generiche. «Hai prestato i pennarelli a chi li aveva dimenticati» descrive un’azione; «sei il più generoso» confronta implicitamente quel bambino con gli altri. Il primo messaggio aiuta tutti a capire che cosa viene riconosciuto.

I gesti da notare possono essere diversi: offrire aiuto senza sostituirsi a chi sta provando, trovare un’idea per includere un nuovo compagno, aspettare il proprio turno quando è difficile, incoraggiare chi vuole riprovare. Anche inventare una soluzione condivisa merita spazio: la gentilezza non coincide soltanto con il fare favori, ma può emergere nel modo in cui si ascoltano e si accolgono le idee degli altri.

Non serve assegnare una medaglia a ogni bambino alla fine di ogni attività. Un riconoscimento automatico rischia di perdere il legame con il gesto, mentre premiare sempre gli stessi rende invisibili contributi meno appariscenti. Si può scegliere un episodio alla volta, raccontarlo senza imbarazzare il protagonista e lasciare aperta la possibilità che, in un’altra occasione, venga notato un gesto diverso. Se un bambino non gradisce essere al centro dell’attenzione, la medaglia può essere consegnata con discrezione.

Far scegliere ai bambini il nome del riconoscimento

Il nome funziona meglio quando nasce dalle parole dei bambini. Dopo aver raccontato l’episodio, si possono raccogliere due o tre proposte e chiedere quale descrive meglio il gesto. «Medaglia della porta aperta» può ricordare chi ha invitato altri nel gioco; «Medaglia del ci riproviamo» chi ha sostenuto un compagno dopo un tentativo difficile. Non occorre che il nome sia solenne: deve essere comprensibile a chi era presente e rispettoso di chi lo riceve.

Per non trasformare la scelta in un giudizio sulla persona, è utile evitare etichette come «il più bravo» o «la più buona». Meglio scrivere sul retro una breve frase riferita all’azione: «Ha trovato un ruolo per tutti nel gioco». Se il gruppo non è d’accordo sul nome, l’adulto può conservare le proposte e invitare a cercare una formulazione che racconti l’episodio senza prendere in giro nessuno. Anche questo confronto è parte dell’attività.

Decorare la medaglia perché racconti il gesto

Bastano un disco di cartone recuperato da una confezione pulita, ritagli di carta, colla e matite colorate. Sul fronte si può mettere il nome scelto; intorno, i bambini possono aggiungere simboli legati all’episodio. Una mano di carta può ricordare un aiuto, più fumetti collegati possono rappresentare un’idea costruita insieme, una piccola porta può richiamare un invito a partecipare. Sul retro trovano posto la frase che spiega il motivo del premio e, se lo si desidera, la data.

Non è necessario che ogni medaglia sia identica o perfetta: sono proprio i particolari scelti dai bambini a renderla riconoscibile. Se si usa un cordino per indossarla, l’adulto deve valutare se sia adatto all’età e all’attività, soprattutto quando i bambini corrono o giocano; in alternativa la medaglia può diventare una spilla di carta da esporre o un oggetto da tenere in mano. Per altre possibilità di personalizzazione del supporto, si può partire dalle medaglie di cartone con rilievi, spago e carta, mantenendo qui al centro il gesto che ciascuna racconta.

Consegnarla con parole che non escludano gli altri

Al momento della consegna basta una spiegazione breve: «Oggi questa medaglia ricorda che hai chiesto a Luca di unirsi al gioco e avete trovato insieme una parte per lui». Chi riceve il premio può aggiungere qualcosa, ma non deve essere obbligato a parlare. Agli altri si può chiedere se hanno notato gesti di collaborazione, senza aprire una votazione su chi sia stato migliore.

Le medaglie possono anche restare visibili per un po’ in uno spazio comune, accanto alla descrizione del gesto, e poi andare a casa con i bambini. In questo modo diventano piccoli promemoria di ciò che il gruppo sa fare insieme, non trofei da accumulare. Se qualcuno chiede perché non ne ha ricevuta una, vale la pena ascoltarlo e chiarire il criterio: si sta ricordando un episodio, non misurando il valore di ciascuno.

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