Conferenza stampa dell’oggetto misterioso: un gioco di domande e risposte

Nella conferenza stampa dell’oggetto misterioso, un giocatore sceglie in segreto un oggetto e risponde alle domande degli altri come se fosse quell’oggetto. Gli intervistatori devono capire di cosa si tratta, ma non possono chiedere subito «Che cosa sei?». Bastano un gruppo di bambini, qualche oggetto familiare da cui prendere spunto e la voglia di inventare risposte coerenti.
Preparare la conferenza stampa
Chiedete a un bambino di fare il portavoce dell’oggetto e lasciategli scegliere in segreto qualcosa che conosca bene: una matita, un ombrello, una chiave o un giocattolo. Può pensarlo da solo oppure comunicarlo sottovoce a un adulto, che lo aiuterà se perde il filo. Gli altri saranno i giornalisti. Se il gruppo è numeroso, date loro un momento per pensare a una domanda prima di iniziare: sarà più facile far partecipare anche chi tende a restare in silenzio.
Non servono materiali, ma un microfono finto o una sedia riservata all’«ospite» rendono chiara la scena. Prima del primo turno, stabilite tre regole: si fa una domanda alla volta, si ascolta la risposta prima di formulare la successiva e il portavoce non rivela il nome dell’oggetto. Conviene scegliere oggetti quotidiani per le prime partite; un oggetto troppo insolito rischia di trasformare il gioco in una sequenza di tentativi casuali.
Potrebbe interessarti anche
Come si svolge un turno
Il portavoce si presenta con una frase che non sveli troppo, per esempio: «Sono qui per raccontarvi la mia giornata». A turno, i giornalisti gli rivolgono domande su ciò che fa, dove si trova, chi lo usa o cosa gli succede. Il bambino risponde in prima persona: se è un ombrello, a «Quando lavori?» potrebbe dire «Soprattutto quando il cielo non promette bene».
Le risposte devono essere compatibili con l’oggetto scelto, ma possono avere una voce buffa o un’opinione immaginaria. «Non mi piace essere lasciato bagnato nell’ingresso» è un indizio creativo; «Ieri sono andato sulla Luna», se non c’entra con l’oggetto, rende invece impossibile ragionare. Se arriva una domanda difficile, il portavoce può prendersi qualche secondo oppure dire «Non lo so» senza cambiare identità a metà turno.
Dopo alcune domande, chi pensa di aver capito può proporre una soluzione motivandola: «Credo che tu sia un ombrello perché esci quando piove e poi resti bagnato». Se la risposta è sbagliata, la conferenza continua. Se è giusta, il portavoce rivela l’oggetto e racconta quale domanda lo ha messo più in difficoltà. Poi si cambia ruolo, così ogni bambino ha l’occasione di interrogare e di inventare risposte.
Domande che aiutano davvero a indovinare
All’inizio funzionano le domande aperte, che raccolgono indizi senza ridurre tutto a una serie di «sì» e «no». I giornalisti possono chiedere: «Dove passi la maggior parte del tempo?», «Che cosa fai per le persone?», «Come ti senti quando vieni usato?» oppure «Di che cosa hai paura?». Le risposte possono riguardare caratteristiche reali, come il luogo o l’utilizzo, e dettagli immaginati, come un desiderio o un fastidio.
Quando emergono i primi indizi, le domande diventano più precise: «Si può portarti in tasca?», «Ti usano a scuola?» o «Hai bisogno di elettricità?». Vale la pena chiedere ai bambini di spiegare perché fanno una domanda: «Penso che tu sia piccolo, quindi voglio sapere se stai in tasca». In questo modo la partita resta un gioco di ascolto e deduzione, non soltanto una gara a pronunciare nomi di oggetti.
Adattare il gioco al gruppo
Con bambini che stanno imparando a giocare, l’adulto può fare il primo portavoce e mostrare la differenza tra un indizio e una rivelazione. Si può anche limitare la scelta agli oggetti presenti nella stanza, così chi intervista ha un campo di ricerca comprensibile. Se il portavoce fatica a rispondere, un compagno può affiancarlo: i due concordano l’oggetto in segreto e si consultano prima di parlare.
Per un gruppo già esperto, introducete una conferenza a tema, per esempio solo oggetti della cucina o dello zaino. Un’altra possibilità è chiedere al portavoce di preparare una breve dichiarazione iniziale con un indizio sottile, lasciando ai giornalisti il compito di approfondire. Evitate però penalità per le risposte sbagliate o un limite rigido di domande: il momento più interessante è spesso quello in cui una nuova domanda cambia l’ipotesi di tutti.





Festa in casa a tema fumetti: tre giochi a squadre che coinvolgono anche i bambini più timidi
Fumetto pieghevole a sorpresa: come creare una sequenza che cambia quando si apre il foglio
Onomatopee nei fumetti per bambini: come scegliere lettere e dimensioni del suono
Una rivale leale nei fumetti per bambini: come creare un confronto senza un cattivo