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Gioco della copertina: indovinare la trama dal disegno

📅 1 Novembre 2026✍️ di Redazione⏱️ 3 min di lettura

Nel gioco della copertina un bambino inventa e disegna la copertina di una storia, mentre gli altri provano a indovinarne la trama osservando gli indizi visivi. Non serve trovare una risposta perfetta: il gioco funziona quando il disegno suggerisce qualcosa, ma lascia spazio a interpretazioni diverse. Bastano fogli, matite e un gruppo disposto a raccontare.

Preparare una copertina che dia indizi, senza svelare tutto

Per iniziare, chi disegna pensa a una storia molto semplice: un protagonista, un luogo, un problema e un possibile sviluppo. Può annotare questi quattro elementi sul retro del foglio, così da ricordare la propria idea senza mostrarla. Poi realizza una copertina con alcuni dettagli riconoscibili: per esempio un personaggio davanti a una porta chiusa, una mappa spiegazzata o impronte che si interrompono vicino a un albero.

Il titolo è facoltativo. Con i bambini più piccoli può aiutare a orientare l’osservazione; con quelli più grandi si può nascondere fino alla fine, per lasciare che sia il disegno a guidare le ipotesi. È meglio evitare una copertina piena di scene consecutive: se racconta già inizio, svolgimento e finale, agli altri resta poco da immaginare. Anche un disegno essenziale va bene, purché contenga almeno un elemento su cui fare domande.

Non occorre copiare la copertina di un libro esistente. Inventare personaggi e situazioni rende l’attività più libera e permette di parlare del disegno senza riprodurre immagini o testi protetti. Se qualcuno fatica a partire da un foglio bianco, si può proporre uno spunto neutro, come «un oggetto scomparso» o «un viaggio inatteso», lasciando a ciascuno la scelta dei dettagli.

Come far indovinare la trama

Una volta terminato il disegno, chi lo ha creato lo mostra senza spiegazioni. Gli altri osservano per un momento e poi formulano ipotesi in tre passaggi: chi potrebbe essere il protagonista, quale problema potrebbe affrontare e che cosa potrebbe succedere dopo. Ogni proposta deve appoggiarsi a un particolare visibile. Dire «penso che stia cercando qualcuno perché tiene in mano una fotografia» è più interessante che indovinare a caso.

Il disegnatore ascolta senza confermare subito. Può rispondere a poche domande concordate in anticipo, per esempio «questo oggetto è importante?» o «la storia si svolge di notte?», evitando risposte che rivelino direttamente la trama. Quando tutti hanno parlato, racconta la propria versione. Il gruppo può allora confrontare le ipotesi con l’idea iniziale: quali indizi erano intenzionali, quali sono stati interpretati diversamente e quali nuove storie sono nate guardando la stessa immagine?

Se si vuole aggiungere un elemento di gioco, si può assegnare un punto a chi motiva un’ipotesi con un dettaglio del disegno e un punto a chi propone uno sviluppo originale ma coerente. Non è necessario premiare soltanto chi si avvicina alla trama pensata dall’autore: una copertina, proprio come quella di un libro, invita a fare previsioni che possono essere smentite dalla storia.

Adattare l’attività all’età e alla lettura delle immagini

Con i bambini che non scrivono ancora, l’adulto può trascrivere in poche parole la storia inventata, senza correggerla o arricchirla al loro posto. In coppia, un bambino può descrivere l’idea e l’altro disegnare; poi si scambiano i ruoli. Se il gruppo è numeroso, conviene mostrare una copertina alla volta e dare a ciascuno un turno breve: così anche chi parla meno riesce a proporre un’ipotesi.

Durante il confronto, vale la pena distinguere ciò che si vede da ciò che si immagina. «C’è una valigia rossa» è un’osservazione; «il personaggio sta scappando» è un’interpretazione possibile. Chiedere «quale dettaglio te lo fa pensare?» aiuta i bambini a leggere le immagini con attenzione, senza trattare ogni intuizione come un fatto. Se un particolare risulta poco chiaro, il disegnatore può decidere se modificarlo in una seconda versione: è un modo concreto per scoprire come le scelte visive cambiano le aspettative di chi guarda.

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