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Un personaggio, tre pose: come far capire cosa sta facendo senza scrivere una sola parola

📅 22 Settembre 2026✍️ di Redazione⏱️ 4 min di lettura

Un personaggio può correre, aspettare o spingere una porta senza dire nulla. Nel fumetto, prima ancora delle nuvolette, la posizione del corpo può raccontare che cosa sta succedendo. Un esercizio utile consiste nel disegnare lo stesso personaggio tre volte, cambiando soltanto la posa e cercando di far riconoscere l’azione a chi guarda.

Il punto non è disegnare in modo realistico. È capire quali segnali visivi sono indispensabili. La National Gallery of Art propone attività di lettura dei ritratti che invitano a osservare postura, espressione e altri indizi visivi; il Metropolitan Museum ricorda a sua volta quanto gesto, espressione e posa partecipino alla comunicazione del corpo. In un fumetto per bambini questa idea può diventare un gioco immediato: togliere le parole e vedere che cosa resta leggibile.

Prima regola: il personaggio deve restare riconoscibile

Disegna un personaggio molto semplice: testa, busto, braccia, gambe e due o tre dettagli costanti, per esempio un ciuffo, una maglietta con una stella e scarpe grandi. Quei dettagli non cambiano nelle tre vignette. In questo modo chi osserva capisce subito che è sempre la stessa figura e può concentrarsi sulla differenza tra le pose.

Non serve partire dal volto. Anzi, per la prima prova conviene tenere l’espressione quasi neutra. Se l’azione funziona già con il corpo, il disegno ha una struttura chiara. Il volto potrà poi rafforzare ciò che la posa ha già raccontato.

Prima posa: aspettare

Per far capire che il personaggio sta aspettando, prova a chiederti quali elementi del corpo possono suggerire una pausa. I piedi possono essere fermi e vicini, il peso spostato su una gamba, le braccia raccolte oppure una mano che controlla un orologio. Non esiste una sola soluzione corretta: l’esercizio serve proprio a confrontare scelte diverse.

Disegna la posa e poi copri il viso con un pezzetto di carta. Se un’altra persona riesce comunque a dire “sta aspettando” o “sembra fermo in attesa”, il corpo sta facendo buona parte del lavoro narrativo.

Seconda posa: correre

Qui la differenza più importante è la direzione. Inclina leggermente il busto, separa le gambe e porta le braccia in due direzioni opposte. Non bisogna imitare una fotografia perfetta di una corsa: basta che la figura abbia un equilibrio credibile e che il movimento si legga a colpo d’occhio.

Un trucco semplice è disegnare prima una linea che attraversa testa, busto e bacino. Se la linea è completamente verticale, la figura sembrerà più statica; se segue una diagonale coerente con la corsa, aumenta la sensazione di movimento. È una scelta grafica, non una formula anatomica.

Terza posa: spingere

La terza azione è utile perché introduce una relazione con un oggetto. Disegna una porta, una scatola o una parete molto semplice. Il personaggio deve far capire che sta applicando forza: mani a contatto con l’oggetto, busto inclinato, piedi che cercano appoggio. Se mani e piedi raccontano direzioni opposte, la scena diventa più chiara.

Prova poi a togliere l’oggetto con una gomma o coprendolo. La posa continua a suggerire uno sforzo? Se sì, hai costruito una figura che comunica anche senza dipendere completamente dal contesto.

Il test più utile: guarda soltanto la silhouette

Quando le tre pose sono pronte, riempi temporaneamente il personaggio di nero oppure osservalo da lontano. Le tre sagome sono diverse? Braccia e gambe si sovrappongono così tanto da rendere confusa l’azione? La testa guarda nella stessa direzione del corpo o crea un contrasto intenzionale?

Questo test costringe a lasciare da parte occhi, bocca, capelli e piccoli dettagli. Se una posa è poco leggibile, prima di aggiungere linee conviene cambiare la distanza tra gli arti o l’inclinazione del busto. Spesso la correzione più efficace è rendere la forma più semplice, non più complessa.

Trasforma le tre pose in una mini-storia

Dopo il test puoi mettere le tre figure in sequenza. Per esempio: il personaggio aspetta davanti a una porta, vede qualcosa dall’altra parte e corre, poi prova a spingere una scatola che blocca il passaggio. Senza dialoghi, il lettore deve riuscire a seguire il cambiamento grazie alle azioni.

Qui nasce il contributo narrativo dell’esercizio: non stai solo copiando tre pose, stai verificando se il corpo porta avanti la storia. Puoi chiedere a chi guarda di raccontare a voce cosa pensa stia accadendo. Se l’ordine delle azioni viene capito, le immagini stanno facendo il loro lavoro.

Una variante: stessa azione, intenzione diversa

Quando il gioco diventa facile, mantieni la stessa azione ma cambia l’intenzione. Due personaggi possono entrambi camminare, ma uno può avere fretta e l’altro essere stanco. La differenza può stare nella lunghezza del passo, nella posizione delle spalle o nello sguardo. È un modo per capire che la posa non comunica soltanto un verbo, ma anche un tono.

Il Metropolitan Museum osserva in una scheda dedicata al lavoro di Oliver Lee Jackson che postura e gesto del corpo possono comunicare stati senza bisogno di parole. In un laboratorio di fumetto questa idea diventa molto concreta: se togli il testo, il lettore deve ancora ricevere abbastanza indizi per interpretare ciò che vede.

Fonti: National Gallery of Art, attività “Reading Visual Cues in Portraits”; The Metropolitan Museum of Art, Gestures Speak Louder Than Words; The Metropolitan Museum of Art, Oliver Lee Jackson, Untitled No. 8.

Foto: Wellcome Library, London / Wikimedia Commons, CC BY 4.0. Immagine ridimensionata e convertita in WebP per la copertina.

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