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Dadi delle storie per bambini piccoli: come giocare usando solo due immagini

📅 20 Ottobre 2026✍️ di Redazione⏱️ 4 min di lettura

Dadi delle storie per bambini piccoli: come giocare usando solo due immagini

Per giocare ai dadi delle storie con bambini piccoli bastano due immagini: la prima mostra un personaggio o un oggetto, la seconda suggerisce qualcosa che gli succede. Si tirano due dadi illustrati, si guardano le figure insieme e si inventa una storia breve, anche di una sola frase. L’adulto può iniziare e lasciare al bambino il compito di scegliere un dettaglio, fare un verso o decidere come finisce: non serve che sappia raccontare da solo.

Scegliere due immagini facili da collegare

Se avete più dadi, usatene soltanto due alla volta. In alternativa, scegliete due facce di un unico dado con immagini, oppure pescate due carte illustrate: il meccanismo resta lo stesso. Per le prime partite funzionano bene figure riconoscibili, come un gatto, una palla, una casa o un ombrello. Immagini molto astratte possono essere divertenti più avanti, ma all’inizio rischiano di spostare l’attenzione dal racconto alla domanda «che cos’è?».

Non è necessario assegnare ai dadi ruoli fissi, ma può aiutare pensare alla prima figura come a «chi c’è» e alla seconda come a «che cosa incontra» o «che cosa usa». Con gatto e ombrello, per esempio: «Un gatto trova un ombrello». La coppia è già una partenza; il bambino può aggiungere che piove, che il gatto si nasconde sotto l’ombrello o che lo presta a qualcuno. Anche un collegamento insolito va bene, purché il piccolo riesca a seguirlo.

Come fare un turno, senza trasformarlo in una prova

Fate rotolare i due dadi e nominate le immagini con calma. Poi proponete una frase incompleta: «C’era un cane che ha trovato…». Aspettate la risposta senza incalzare. Se il bambino indica la figura, ripete una parola o inventa un suono, accoglietelo come parte del gioco e completate insieme: «Ha trovato una barca. Dove va?». Una domanda concreta per volta è più utile di un generico «Adesso inventa tutta la storia».

Il turno può finire dopo poche battute. Una struttura semplice è: qualcuno c’è, succede qualcosa, poi si trova una soluzione. Con «orso» e «chiave» potrebbe diventare: «L’orso trova una chiave. Prova ad aprire una scatola. Dentro c’è la sua merenda». Non occorre che ogni storia abbia una morale, un colpo di scena o una conclusione perfetta. Se il bambino vuole usare le stesse figure per raccontare altro, lasciategli cambiare versione.

Per mantenere il ritmo, alternatevi nei compiti: un adulto dice l’inizio, il bambino sceglie che cosa succede; al turno dopo, il bambino indica quale dado viene raccontato per primo. Potete anche far muovere un pupazzo mentre parlate. Il gesto rende visibile l’azione e offre un modo di partecipare a chi, in quel momento, preferisce giocare piuttosto che formulare una frase.

Se le immagini non suggeriscono nulla

Quando arriva una coppia difficile, non serve cercare l’idea «giusta». Partite da ciò che si vede: «Questa è una luna e questa è una scarpa. Chi ha perso la scarpa?». Se la domanda resta senza risposta, offrite due possibilità brevi: «È dell’astronauta o del coniglio?». Il bambino può scegliere, correggervi o proporre una terza opzione. Se perde interesse, cambiate una sola immagine anziché ricominciare l’intera attività.

Evitate di correggere ogni passaggio illogico: nei racconti inventati una barca può volare e un elefante può abitare in una tazza. Intervenite solo per rendere comprensibile quello che il bambino sta cercando di dire, magari ripetendolo in una frase semplice senza chiedergli di rifarla. Allo stesso modo, non insistete perché parli davanti agli altri: può contribuire indicando, mimando o scegliendo tra due idee.

Quando fermarsi e quando aggiungere una figura

Con i più piccoli è spesso meglio chiudere il gioco mentre c’è ancora curiosità, invece di completare un numero prestabilito di storie. Potete riprendere in un altro momento le stesse due immagini: la familiarità aiuta a inventare una variante e non rende il turno meno creativo. Se invece il bambino collega spontaneamente le figure e chiede «e poi?», provate ad aggiungere una terza immagine per continuare. È un passo possibile, non l’obiettivo da raggiungere: il gioco funziona già con due.

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